TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 6 novembre 2017

Ombre rosse. Che fare del corpo di Lenin?


Lenin morì il 21 gennaio 1924. Il patologo Alexei Ivanovich Abrikosov fu incaricato subito dopo di imbalsamarlo. Il corpo è conservato nel mausoleo sulla Piazza Rossa. Ora si parla di rimuoverlo e crescono le polemiche. In realtà, sarebbe ora. La mummia di Lenin (che sarebbe inorridito all'idea dell'uso che si è fatto del suo corpo) simboleggia bene il declino fin dai primi anni Venti della speranza libertaria dell'Ottobre e la sua trasformazione  in un culto religioso a sostegno di un potere dispotico.

Paolo Valentino

Il corpo di Lenin, che fare?




Alla vigilia del centesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, il destino della mummia di Lenin torna a tormentare i russi. E tutto avrebbe immaginato il padre dell’Unione Sovietica, tranne che il quesito di una delle sue opere più celebri avrebbe finito per riguardare se stesso: che fare?
Reso eterno dall’imbalsamazione, disteso dentro una teca di cristallo, traslucente a due metri di profondità nella cavità fredda del Mausoleo sulla Piazza Rossa, il corpo di Vladimir Ilich incarna tutte le contraddizioni, i nodi irrisolti e le fragilità della Russia post-sovietica. Fondatore dello Stato moderno e padre del totalitarismo, reliquia della Superpotenza socialista cara all’auto-percezione russa e simbolo di un passato che non passa, Lenin è nuovamente al centro di un dibattito emotivo e lacerante.

A riaccendere la miccia di una polemica mai veramente sopita, è stata Ksenia Sobchak, già it-girl , stella dei reality show, blogger e ora candidata alle elezioni presidenziali del marzo prossimo. «Se fossi eletta — ha detto in un’intervista televisiva — ordinerei di rimuovere la mummia di Lenin dal Mausoleo e di seppellirla». Di passata, nella presa di posizione è interessante notare una coerenza familiare, per così dire: nel 1990, in piena perestrojka, fu infatti il padre di Xenia, Anatoly Alexandrovich Sobchak, allora sindaco dell’appena ribattezzata San Pietroburgo, a proporre la rimozione e l’inumazione del leader bolscevico, nel rispetto, spiegò al tempo Sobchak padre, delle sue ultime volontà.

Tant’è. L’uscita della signora ha avuto l’effetto di una deflagrazione. Giovedì scorso, perfino il leader ceceno, Ramzan Kadyrov, non esattamente un cultore della storia o una tempra di democratico voglioso di chiudere col passato comunista, ha detto che «è giunto il tempo» di seppellire il corpo di Lenin, invitando il presidente Putin a chiudere l’annosa questione. «E’ sbagliato che nel cuore della Russia, sulla Piazza Rossa, ci sia un sarcofago con un cadavere».



E in verità, Kadyrov in genere i morti, di preferenza gli oppositori, tende a farli sparire. Mikhail Fyodotov, capo del Consiglio per i Diritti Umani, ha addirittura proposto di trasformare il Mausoleo in un museo dove si racconta la tecnica dell’imbalsamazione, nella quale i russi sono all’avanguardia nel mondo. Una specie di Museo egizio del Cairo in versione moscovita: lì Tutankhamon, qui Lenin.

Per Valentina Matvijenko, presidente del Consiglio della Federazione, dovrebbe essere un referendum popolare a decidere se rimuovere o meno la mummia. Ma non subito, poiché c’è ancora «un’intera generazione di russi per i quali Lenin ha un grandissimo significato».

«Blasfemia», tuona il leader del Partito comunista, Gennady Zyuganov, il quale definisce «inaccettabile» che il tema venga riproposto alla vigilia dei cento anni dell’Ottobre Rosso.

Zyuganov aggiunge anche di aver avuto assicurazione da Vladimir Putin in persona che fin quando lui sarà presidente anche Lenin rimarrà nel Mausoleo: «Con me in questo ufficio — sarebbero state le parole di Putin, secondo la versione di Zyuganov — non ci sarà barbarie sulla Piazza Rossa».

Sul piano ufficiale, tuttavia, il leader russo non si esprime: «Il tema non è all’agenda dell’Amministrazione presidenziale», si limita dire il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peshkov.

Coerente con il profilo basso assunto nei confronti del centenario, che evoca una palingenesi rivoluzionaria non gradita a un potere che punta su ordine e obbedienza, Putin si guarda bene dal prendere pubblicamente posizione sulla mummia di Lenin. Sa che il tema rimane controverso. Sa che con la salma di Vladimir Ilich, egli rimuoverebbe dalla Piazza Rossa anche il fondatore della Russia moderna. Non ultimo, in cuor suo forse gli sta bene così. Non è stato lui a dire, non senza ragioni, che «la scomparsa dell’Unione Sovietica è stata la più grande catastrofe geopolitica del Ventesimo Secolo»?


Il Corriere della sera – 5 novembre 2017