TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 7 settembre 2017

L'armadio di pietra degli ebrei catalani nella Sicilia del ’400


Alla fine del Quattrocento gli ebrei furono espulsi dai domini spagnoli. In Sicilia le sinagoghe furono distrutte o trasformate in chiese. Ad Agira (Enna) un “portale medievale” si rivela invece essere un Aron, l'armadio sacro in cui si conservano i rotoli della Torah. Una scoperta straordinaria che fa rivivere la storia di quell'antica comunità perseguitata.


Ariela Piattelli

Gli ebrei catalani nella Sicilia del ’400


Credevano fosse un portale, invece è un antico «Aron», ovvero l’armadio sacro ebraico che in sinagoga racchiude «sefarim», i rotoli della Torah. È un rarissimo esemplare in pietra, custodito ad Agira, in provincia di Enna, nel cuore della Sicilia, nella chiesa del SS. Salvatore. L’Aron, unico arredo ebraico salvatosi dalle distruzioni delle sinagoghe del Sud dopo l’espulsione degli ebrei dai domini spagnoli del 1492, è il documento che ha resistito al tempo e che testimonia che ad Agira c’era una comunità ebraica attiva e vivace.

Al Sud Italia, in particolare alla Sicilia, è dedicata quest’anno la Giornata Europea della Cultura Ebraica (10 settembre), realizzata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha come tema «La diaspora. Identità e dialogo». La storia dell’Aron inizia nel 1453, quando viene costruito nella sinagoga di Agira dagli ebrei sefarditi di origine catalana, che avevano trovato nelle sponde siciliane il luogo per gli scambi commerciali e delle idee.

«Nel medioevo le comunità sefardite cominciarono a costruire gli Aron, che in genere sono di legno, in muratura - spiega lo storico Nicolò Bucaria - Tutti questi monumenti sono andati distrutti con l’espulsione degli ebrei. Le sinagoghe furono rase al suolo, oppure trasformate in chiese». La sinagoga di Agira fu trasformata nell’oratorio di Santa Croce e l’arredo sacro in altare. La riscoperta dell’Aron è stata graduale: «Alla fine degli Anni 30 una studentessa, scrivendo la sua tesi di laurea, si accorse delle iscrizioni in ebraico sull’Aron - continua Bucaria -. Nel dopoguerra, quando la Sicilia si spopola per l’emigrazione, l’oratorio chiude i battenti e l’edificio resta abbandonato a se stesso. Salvatore Mangione, sindaco di S. Fratello, si accorge che la chiesa sta per crollare, e cerca di mettere in salvo l’Aron».

    SS. Salvatore

Fu poi un parroco di campagna a salvarlo materialmente. «Negli Anni 70 l’oratorio crolla, ed è il Parroco Don Rosario Cottone, uomo di grande cultura e consapevole dell’importanza del monumento, assieme a due muratori e con l’aiuto di una carriola, che smonta l’Aron pietra per pietra e lo sposta nella Chiesa normanna del SS. Salvatore. L’iscrizione era leggermente abrasa, ma Mosignor Benedetto Rocco riuscì a ricostruirla, e a capire la data precisa della costruzione». «Casa di Giacobbe, vieni camminiamo nella luce del Signore» è questo il versetto di Isaia scelto per l’arredo, la data ebraica corrisponde al 1453. «Dalla scelta del verso e da altri elementi si comprende che l’Aron è stato fatto da ebrei catalani - spiega lo storico -. L’iscrizione è identica a quella nella sinagoga di Girona, lo stile architettonico è gotico catalano e in cima al monumento c’è lo stemma della casa di Aragona racchiuso nel tipico rombo araldico catalano».

    Agira
 
L’Aron è oggi negli itinerari ebraici dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, poiché rappresenta un documento importantissimo. «Per anni molti storici hanno sostenuto che l’arredo sinagogale fosse un portale e molti hanno negato che in passato ci fosse una comunità ebraica ad Agira, perché non esistono molti documenti che attestano il contrario. Ma la pietra è sopravvissuta e l’Aron è la testimonianza più importante. Quella di Agira non doveva certo essere una comunità numerosa, forse si trattava di un centinaio di persone. Ma di certo era una comunità attiva, che si riuniva e pregava. Nella Sicilia centrale gli ebrei avevano un ruolo fondamentale di mediatori culturali e commerciali».

Oggi della sinagoga trasformata in oratorio restano soltanto le mura perimetrali. La sindaca di Agira, Anna Maria Greco, ha un progetto pronto per ricostruire la sinagoga e riportarci l’Aron: «La sinagoga era un simbolo di convivenza, incastonato in un quartiere arabo - spiega -. L’Aron per la città e per l’intero Paese è un monumento importante e un’attrattiva per il turismo. Vorremmo ricostruire la sinagoga nel suo luogo originario, abbiamo già presentato il progetto alla Regione Sicilia ma non è passato. Malgrado non ci sia più una comunità ebraica ad Agira arrivano molti turisti ebrei da tutto il mondo per vedere l’Aron, e vorremmo riportarlo nella Sinagoga».


La Stampa – 5 settembre 2017