TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 11 agosto 2017

Trotskisti su Marte. Juan Posadas e Star Trek



Star Trek, famosissima serie di fantascienza, è stata influenzata da una corrente dissidente (e un po' delirante) del trotskismo. Insomma, visto come andavano le cose sulla Terra, il socialismo poteva venire solo dallo spazio.Giusto per pignolare, Posadas (che in realtà si chiamava Homero Cristalli Frasnelli ed era di origine italiana) quando in Argentina per i rivoluzionari le cose si misero male, si ritirò in Italia a gestire in tutta tranquillità e sicurezza il culto di se stesso e delle proprie teorie.

A.M. Gittlitz

Il socialismo spiegato con la saga di "Star Trek"

"La macchina del tempo" di Herbert George Wells, una delle pietre miliari della fantascienza degli albori, prediceva un futuro in cui un piccolo mondo utopico di élite spensierate doveva guardarsi le spalle da una sottoclasse che viveva sottoterra ed era ridotta a uno stato di violenza bestiale. Questa predizione, condotta alle sue logiche quanto orripilanti conseguenze, era una raffigurazione dell'intensa disparità di ricchezza dell'Inghilterra vittoriana in cui viveva Wells. A giudicare dalla visione politica di pellicole di successo dei giorni nostri come "Hunger Games", "Elysium" e "Snowpiercer", la certezza di un futuro reso sempre più barbaro dalle divisioni di classe resta essenzialmente invariata.

Ma non è sempre stato così. Nel 1920 Wells incontrò Lenin, che pianificava "l'inaugurazione di un'era di esperimenti senza limiti" per ricostruire e industrializzare il suo Paese dalla rovina in cui lo aveva lasciato la guerra, abolendo nel processo la società di classe. Wells rimase impressionato da quel rivoluzionario pragmatico e dall'"utopia degli elettricisti" che progettava di instaurare. Se lo scrittore britannico fosse stato meno scettico verso il comunismo e si fosse iscritto al partito, non sarebbe stato il primo esempio di autore di fantascienza/ pensatore futurista a fare una cosa del genere. Aleksandr Bogdanov, rivale politico di Lenin prima della rivoluzione, scrisse La stella rossa, un romanzo utopico su una colonia comunista su Marte dove tutto è in comune e la durata della vita è molto più lunga grazie all'uso della parabiosi, lo scambio reciproco di sangue. Insieme ad Anatolij Lunaciarskij e Maksim Gor'kij, Bogdanov propose un programma di God-building, che puntava a sostituire i rituali e i miti della Chiesa ortodossa attraverso la creazione di una religione ateistica.

    Juan Posadas

Da parte sua, Gor'kij era un fan del cosmismo di Nikolaj Fëdorov e Konstantin Tsjolkovskij, una filosofia mistico-scientifica che propugnava l'esplorazione dello spazio e l'immortalità dell'uomo. Quando Lenin morì, quattro anni dopo il suo incontro con Wells, il verso del poeta futurista Vladimir Majakovskij «Lenin visse, Lenin vive, Lenin vivrà!» diventò non soltanto uno slogan dello Stato sovietico, ma anche un obiettivo scientifico. Questi biocosmisti-immortalisti, com'erano conosciuti, erano convinti che gli scienziati socialisti, liberi dai lacciuoli imposti dalla motivazione del profitto tipica del capitalismo, avrebbero scoperto come abolire la morte e riportare indietro i loro compagni. La salma di Lenin viene ancora conservata a tale scopo.

Bogdanov morì nel corso dei suoi esperimenti sullo scambio di sangue, e altri sogni futuristi vennero messi in secondo piano dalla priorità industriali e militariste che sfociarono nella seconda guerra mondiale. Nel periodo postbellico, però, gli scienziati ispirati dal cosmismo lanciarono lo Sputnik. Il fioco baluginio del satellite nel cielo stellato era il segno di un'era di immense potenzialità per l'uomo, la possibilità di sfuggire a tutte le limitazioni naturali e politiche, ma con l'eguale probabilità di distruggere ogni cosa nel giro di poche ore.

Nutrendosi di questa tensione, la fantascienza e il futurismo negli anni Cinquanta e Sessanta entrarono nella loro età dell'oro, preconizzando il futuro radioso che avrebbe preso il posto della guerra fredda. I progressi tecnologici avrebbero automatizzato la società e il lavoro sarebbe pian piano diventato inutile. La ricchezza industriale sarebbe stata distribuita sotto forma di un reddito di base universale, e sarebbe seguita un'epoca di svago e vitalità. Gli esseri umani avrebbero continuato a viaggiare nello spazio, creando colonie su altri pianeti e magari approfittandone per farsi nuovi amici extraterrestri.

L'interesse per la vita aliena non era patrimonio esclusivo di scienziati e scrittori. Gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati in tutto il mondo catturavano l'attenzione della cultura popolare, e molti erano convinti che i dischi volanti fos- sero qui per metterci in guardia, o addirittura salvarci, dal pericolo delle armi nucleari. In mezzo alle rivolte operaie e studentesche del 1968 in tutto il mondo, il leader trotzkista argentino noto come Juan Posadas scrisse un saggio in cui propugnava la solidarietà fra la classe operaia e i visitatori alieni. Sosteneva che il loro progresso tecnologico dimostrava che erano socialisti e che potevano offrirci la tecnologia necessaria per liberare la Terra dalla morsa dell'imperialismo yankee e della burocrazia del socialismo reale. Visioni del genere erano meno marginali di quanto si potrebbe pensare.

La trama della serie televisiva Star Trek, che va avanti dal 1966, ricalca da vicino le tesi di Posadas: dopo una terza guerra mondiale nucleare (che anche Posadas pensava avrebbe condotto a una rivoluzione socialista), gli alieni vulcaniani visitano la Terra, accogliendola in una federazione galattica e fornendo ai terrestri una tecnologia di replicazione che mette fine alla scarsità. Il genere umano ben presto trova l'unità, abolendo formalmente il denaro e tutte le gerarchie di razza, genere e classe. «Negli ultimi trecento anni è cambiato moltissimo», spiega il capitano Picard a un uomo d'affari che era stato ibernato nel XX secolo, in un episodio di una delle successive diramazioni della serie, Star Trek – The Next Generation.


«Le persone non sono più ossessionate dall'accumulazione delle cose. Abbiamo eliminato la fame, l'indigenza, il bisogno di possedere. Siamo usciti dall'infanzia». Anche se la serie ha continuato a godere di una persistente popolarità, questo ottimismo è insolito nel genere. La nuova ondata di autori di fantascienza della fine degli anni 60, esemplificata da James G. Ballard e Philip K. Dick nel mondo anglosassone, e dai fratelli Strugackij e Stanislaw Lem a est, raccontava storie che contestavano alla radice questo tema degli umani che si salvano usando la loro razionalità. Le grandiose visioni dei futuristi degli anni Sessanta svanirono pian piano anch'esse, quando il periodo fordista di crescita economica del dopoguerra invertì rotta bruscamente.

La caduta dell'Unione Sovietica ha cementato questa "fine della storia", per usare l'espressione di Francis Fukuyama, segnando un ritorno alle visioni distopiche tardocapitalistiche del futuro, come quella di Wells nella Macchina del tempo. Due dei film di fantascienza di maggior successo degli anni Novanta sono stati Terminator 2 e Matrix, che mostravano un mondo in cui il capitale aveva trionfato e le sue macchine, invece di liberare l'umanità, ne avevano assunto il controllo. Il recente successo di The Road, The Handmaid's Tale e The Walking Dead preconizza, allo stesso modo, futuri violenti in cui soltanto piccoli movimenti di resistenza clandestini si battono per tenere viva la fiamma morente dell'umanità.

Poco dopo la seconda guerra mondiale, Wells si convinse che senza una rivoluzione mondiale la sorte dell'umanità era segnata, al punto che rivide l'ultimo capitolo di Breve storia del mondo includendovi l'estinzione del genere umano. Oggi ci ritroviamo con un fatalismo analogo, che consente agli eliminazionisti dell'estrema destra di sostenere, di fatto, una compartimentazione del mondo secondo criteri di classe, nazionalità e razza, anche se questo potrebbe condannare a morte milioni di individui. Se vogliamo che l'umanità del XXI secolo si salvi dalla sua precipitosa discesa nell'abisso, dobbiamo ricordarci la scelta offerta dal visitatore alieno di un classico della fantascienza, il film del 1951 Ultimatum alla Terra. «Unitevi a noi e vivete in pace», diceva Klaatu, «o proseguite su questa strada e affrontate l'annientamento».


La repubblica – 1 agosto 2017