TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 1 agosto 2017

Sam Shepard, l’ultimo cowboy di una frontiera che non esiste più


È morto ieri l’attore, sceneggiatore e soprattutto grande autore teatrale che ha saputo evocare la durezza del mito statunitense.

Giulia D'Agnolo Vallan

Sam Shepard, l’ultimo cowboy di una frontiera che non esiste più

Il volto abbronzato, l’andatura dinoccolata alla Gary Cooper e la prosa dolorosa segnati dalle intemperie di una vita trascorsa raccontando la tragedia nascosta nelle pianure immense e negli insidiosi canyon del grande sogno americano, Sam Shepard, scomparso ieri a settantatré anni, per complicazioni da Lou Gehrig desease, era l’ultimo dei grandi cowboy solitari del teatro Usa. Una voce capace di portare a Broadway e Off Broadway, dove la sue carriera è cominciata, il sapore e la durezza di quegli Stati uniti che ha ininterrottamente zigzagato, per tutti questi anni, in auto o pick up truck.

Drammaturgo, sceneggiatore, autore di saggi e racconti frammentati e bellissimi, attore, regista, volto iconico di una Frontiera che non c’è più , Shepard vinse il primo Pulitzer nel 1979, con Buried Child. Tra i suoi drammi più famosi, Curse of the Starving Class, A Lie of the Mind, True West e Fool for Love – spesso ambientati nello spazio intimo di una famiglia e che spesso hanno illuminato la fragilità psicologica dei loro protagonisti maschili, il loro scollamento tragico dall’ideale di virilità forza di cui erano chiamati a rispondere – un ideale, ironicamente, evocato anche dalla bellezza antica e ruvida dello stesso Shepard.

Presenza schiva, quasi arcaica (nonostante la modernità della sua scrittura, informata di jazz e dello sperimentalismo della New York anni sessanta), da outsider anche quando era già stato consacrato un gigante del palcoscenico, al cinema, Shepard è stato prima di tutto e più di ogni altra cosa Chuck Yeager, il pilota che infranse la barriera del suono nel capolavoro di Philip Kaufman, The Right Stuff. Prima di Kaufman lo aveva già avvistato Terrence Malick, che lo scritturò in Days of Heaven (I giorni del cielo) .


Nel 1986, Robert Altman lo volle alla sceneggiatura e come protagonista (al fianco di Kim Basinger) dell’adattamento di uno dei suoi drammi, Fool for Love. Tra gli altri suoi film da non perdere (Shepard ha spesso detto di giudicare solo il cinema un modo più facile e rapido di guadagnarsi da vivere), Crimes of the Heart, The Pledge di Sean Penn, Hamlet di Michael Almereyda, All the Pretty Horses, The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford e Baby Boom, in cui venne scritturato contro-tipo come il veterinario coprotagonista di una commedia brillante al fianco di Diane Keaton.

Negli ultimi anni era stato scoperto anche da una generazione di nuovi registi, come Scott Cooper, Jeff Nichols e Jim Mickle che – consci che bastava un tocco di Sam Shepard per dare credibilità e gravitas a certe atmosfere- gli hanno affidato ruoli piccoli ma molto significativi in Out of the Furnace, Mud, Midnight Special e Cold In July. Una delle ultime parti in cui lo abbiamo visto era quella del tormentato patriarca nelle serie Netflix Bloodline.

Molto amato dagli europei per la sua capacità di evocare, e allo stesso tempo decostruire, la qualità romantica del mito americano, Shepard cofirmò la sceneggiatura di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni, di Me and My Brother di Robert Frank, di Renaldo and Clara di Bob Dylan e, per Wim Wenders, quelle di Paris, Texas e del più recente Don’t Come Knocking.

    Copertina della raccolta delle opere teatrali

Sono due – e ingiustamente sottovalutati- i sui film da regista: Far North (in Italia uscito come Frances), con Jessica Lange che è stata per molti anni la sua compagna, e Silent Tongue, un western piuttosto bello ma la cui distribuzione finì purtroppo ingarbugliata nella morte di uno dei protagonisti, River Phoenix. Samuel Shepard Rogers III era nato il 5 febbraio 1943 a Fort Sheridan, in Illinois – suo padre un agricoltore e maestro di scuola che aveva servito come pilota nella seconda guerra mondiale e il cui alcolismo giocò un ruolo importante nella rappresentazione delle figure paterne così frequenti nell’opera di Shepard.

Dopo aver brevemente studiato agricoltura al Mount San Antonio College, vicino a Los Angeles, Shepard si trasferì a New York inseguendo il richiamo di del jazz, di Samuel Beckett e dell’espressionismo astratto. I suoi primi drammi, messi in scena in teatri dell’East Village come La Mama, risalgono alla metà degli anni sessanta.


Il Manifesto – 1 agosto 2017