TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 4 agosto 2017

L’intelligenza delle piante



Il neurobiologo Stefano Mancuso dedica uno studio al contributo che il mondo vegetale può fornire per costruire un futuro sostenibile A cominciare dagli alberi, la cui parte sotterranea è in grado di valutare con precisione le caratteristiche di un territorio

Chiara Valerio

L’intelligenza delle piante

“Così come il telescopio di Hans Lippershey (no, non fu Galileo a inventarlo) aveva reso accessibile allo studio l’infinitamente lontano dell’universo, e il microscopio di Zacharias Janssen aveva reso disponibile all’osservazione l’infinitamente piccolo, con la tecnica del time- lapse Wilhelm Pfeffer rendeva possibile studiare l’infinitamente lento”. L’infinitamente lento, le piante.

Leggendo Plant Revolution di Stefano Mancuso, ci si accorge subito quanto questo saggio di chiarezza divulgativa e accuratezza scientifica (riferimenti bibliografici alla fine di ogni capitolo) sull’intelligenza pratica e politica delle piante sia il manuale che fonda l’immaginazione e l’organizzazione del nostro futuro sostenibile. In nove capitoli, corredati da vivide e talvolta perturbanti immagini di vegetali, Mancuso ridefinisce la nostra idea, e il conseguente significato, di memoria (è possibile avere una memoria senza avere un cervello?), movimento (è possibile spostarsi senza avere i muscoli?), manipolazione (“il carbonio di cui è mediamente composto un cittadino statunitense proviene per il sessantanove per cento da una sola specie: il mais”) e robotica (i “plantoidi” funzionerebbero meglio degli “umanoidi” su Marte).

Se le piante “pensano”, “ricordano”, “si muovono” che cos’altro deve voler dire per noi l’aggettivo “vegetale” oltre inattività completa e forse arredo? Come Alan Turing nel saggio Macchine calcolatrici e intelligenza (1950) ribalta la domanda “possono pensare le macchine?” in “è possibile distinguere, con un questionario, tra un essere umano e una macchina”, così Mancuso ridefinisce l’intelligenza come la capacità di risolvere problemi, il movimento come avanzamento (e.g. del fronte radicale) crescita o spostamento (guardate il video dei fagioli…), e la memoria come la possibilità di apprendere dall’esperienza.

Stefano Mancuso specifica, ribalta il punto di vista, osserva, raccoglie dati, fa ipotesi, le verifica, continua a guardare. “(Le piante sono) un modello così differente che, al suo confronto, tutte le forme aliene immaginate nei film di fantascienza sono soltanto simpatiche fantasie da ragazzini”.


Nel capitolo Democrazie Verdi, Mancuso demolisce l’idea che la “legge del più forte” sia la vera legge di natura, e costruisce, attraverso esempi, la realtà — statistica, di certo — che in natura, prendere decisioni condivise è la migliore garanzia di risolvere correttamente problemi complessi. E forse, dunque, essendo le piante più diffuse, più resistenti e più adattabili degli animali (tra i quali ci siamo noi), sono pure un buon orizzonte per non spaventarci, per esempio, della sovrappopolazione, perché più cervelli sono in grado di trovare più soluzioni. Così come siamo abituati a guardare le stelle senza preoccuparci o volerci preoccupare delle leggi che regolano il cosmo, guardiamo le piante senza mai chiederci delle radici. Mancuso, come Orfeo (ma con maggior successo) scende sottoterra per mostrarci gli alberi come iceberg, quanto la parte sotterranea sia enorme ed enormemente in grado di valutare con precisione le caratteristiche del territorio, quanto le piante siano dunque analisti dai quali prendere esempio per esplorare lo spazio siderale.

Plant Revolution è il libro di un uomo curioso e colto. Ed è il libro di uno studioso, di un ricercatore. Mancuso non spiega, mostra con l’entusiasmo dell’intelligenza perché le piante sono il vero ignoto nel quale avventurarsi per scoprire il mondo nuovo e capire meglio il mondo già dato. Plant Revolution è un manifesto. Servono archeologi, astronauti, fisici, matematici, pirati, avventurieri, navigatori, cartografi, linguisti e traduttori, sociologi e politici, filosofi che partano per l’infinitamente lento, le piante, e lo raccontino.

La repubblica/Robinson - 18 giugno 2017

Stefano Mancuso
Plant revolution
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