TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 8 luglio 2017

Un'anarchica chiamata Voltairine



Pubblicati in italiano gli scritti di Voltairine de Cleyre, l'anarchica americana che nell'Ottocento combatté stereotipi e pregiudizi antifemminili.

Francesca Bolino

Un'anarchica chiamata Voltairine



Si chiamava Voltairine, voleva "uomini e donne liberi prima nella mente che nel corpo" e a rileggerla oggi, quando tanto si parla di questioni di genere, è come respirare quella travolgente aria di libertà che dà il confronto con le idee allo stato naturale. È vissuta appena quarantacinque anni, segnati dalla rivolta totale contro lo Stato, la Chiesa, l'oppressione delle regole imposte. Emma Goldman la definì la più brillante anarchica che gli Stati Uniti abbiano mai generato; ma a rileggere i suoi testi (che Elèuthera pubblica per la prima volta in italiano a cura di Lorenzo Molfese) si ha l'impressione che l'etichetta anarchica, come anche quella di femminista, le stia stretta.

Voltairine de Cleyre era nata nel 1866 nel Michigan, da famiglia povera, ma militante del movimento abolizionista e del libero pensiero. Papà voleva chiamare suo figlio Voltaire; essendo femmina, l'ha chiamata Voltairine. Un nome, un imperativo. A quattro anni sapeva leggere i giornali. A tredici viene mandata in collegio dalle suore dove si sente "una povera anima che combatteva solitaria nelle tenebre della superstizione religiosa". Ma intanto studia fisiologia, mitologia, francese, matematica, calligrafia e impara a suonare il pianoforte che più tardi le consentirà di guadagnarsi da vivere dando lezioni.

Voltairine è l'espressione della libertà individuale totale. Più che il diritto di voto (delle suffragette), voleva il diritto al lavoro: unica possibilità per liberare la donna dalla violenza codificata del matrimonio e dall'"abominevole improduttività del lavoro domestico". Consigliava "a ogni donna che contempla un'unione sessuale di qualunque sorta, di non vivere mai assieme all'uomo che ama, nel senso di affittare una casa o una stanza insieme e così diventare la sua governante". È dunque la libertà l'unico rimedio per rompere questo codice morale e questo metodo educativo: "È stata la libertà a calmare l'ondata di sangue delle persecuzioni religiose. Non si può curare la schiavitù con qualcos'altro".

La repubblica/Robinson – 18 giugno 2017


Voltairine de Cleyre
Un'anarchica americana
Eleuthera
15 euro