TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 26 aprile 2014

La simbologia del ponte



Il ponte simbolo eterno di passaggio, luogo pericoloso ma anche salvifico. Ecco perchè è ancora così tanto presente nei nostri sogni.

Guido Araldo

La simbologia del ponte

Il primo simbolo del ponte è anzitutto quello dell’unione: il ponte gettato su un fiume collega una riva all’altra. Se poi si equiparano le rive del fiume a due diversi stati dell’essere, la simbologia del ponte si arricchisce di simbologia ulteriore. Se invece il ponte è inteso come incerta passerella, ecco allora affiorare il carattere “periglioso” della via e, più ancora, l’allusione alla via iniziatica che non tutti riescono a percorrere. Un’altra allegoria del ponte è che si può percorrere sia in un senso che nell’altro, e pertanto si connette al duplice senso di “benefico” e “malefico”. Se poi le due sponde del fiume rappresentano il cielo e la terra ecco affiorare il concetto di pontefice massimo: l’etrusco costruttore di ponti in tal senso, massima autorità religiosa a Roma dai tempi mitici del re Numa Pompilio! Custode peraltro degli usi e costumi… In questo caso il simbolo del ponte si connette a quello della scala.

Se poi le due sponde del fiume raffigurano la vita e la morte, la simbologia si fa cosmica: è il ponte che devono attraversare tutti gli uomini, al quale nessuno può tirarsi indietro. A questo punto il ponte si configura come passaggio dalla morte all’immortalità; infatti è anche il ponte simbolico che portava nell’aldilà i Faraoni. E’ anche il ponte che nella città di Tebe univa le due sponde del Nilo: quella destra della vita, e quella sinistra della morte. Un ponte fisico, poiché sulla sponda sinistra del fiume c’erano le grandi necropoli. Più semplicemente in questo contento il ponte è l’allegoria misterica dell’ultima porta della vita, oltre la quale il suo custode Giano non ha mai rivelato cosa ci sia sull’altra sponda e tutti coloro che hanno avuto la pretesa di svelarlo erano degli impostori!

Concetto che si complica, poiché un riferimento al trattato “ De tribus impostoribus” (dei tre impostori) a questo punto è assolutamente pertinente. I tre grandi impostori che hanno diffuso tra gli uomini il monoteismo, dopo tremendi colpi di sole, sono rispettivamente un pastore assassino, un medico illusionista e un cammelliere allucinato.



Chi sia l’autore di questo formidabile trattato è impossibile stabilirlo, essendo stato attribuito a vari importanti personaggi: Averroè, l’imperatore Federico II, Pier delle Vigne, Erasmo da Rotterdam, Pietro Aretino… per fare alcuni nomi. E’ certo che era noto già nel XIII secolo; infatti, se l’imperatore Federico II paragonava il papa al dragone dell’Apocalisse, alla Bestia, all’Anticristo, il sommo pontefice affermava con grande convinzione che Federico II insultasse Mosè, Gesù e Maometto definendoli grandi impostori dell’umanità. E questa accusa valse all’imperatore una scomunica, con la bolla ascendit de mari del 1° luglio 1239.

L’opinione che i tre fondatori delle grandi religioni monoteiste abbiano traviato l’umanità con le loro menzogne apparve probabilmente prima dell’anno Mille, in ambito islamico. Nei primi decenni del X secolo un maestro orientale, un certo Abu Tahir, ebbe a dire che tre uomini fuorviarono gli uomini, definendoli degli autentici criminali, e che il terzo era il peggiore dei tre!

Come non ricordare che Michele Serveto fu bruciato vivo a Ginevra dai Calvinisti per essere stato sospettato d’essere l’autore del “De tribus impostoribius”?

Era il “libro incubo” di tutti gl’inquisitori: il “libro maledetto” per eccellenza; peggiore del “Vangelo di Giuda” dove la missione salvifica di Gesù è riconosciuta ed esaltata, mentre nel “De tribus impostoribus” il galileo che si spacciò per il Messia era soltanto un bieco truffatore, che sfruttò l’ignoranza, debolezza e credulità umana: uno dei tanti profeti che hanno tormentato il popolo d’Israele con le loro masturbazioni mistiche, con le loro cosmiche idiozie… Un Dio unico e assoluto è infatti il massimo simbolo dell’intolleranza: “non avrai altro dio all’infuori di me!”. Ed è anche il modo migliore per castrare la fantasia degli uomini!



Guai ad azzardare una simile tesi! E Giano, che tace, è l’unico dio attendibile! Ma torniamo al ponte, che può essere piatto o ad arco. In quest’ultimo l’identificazione con l’arcobaleno è immediata. Nell’arcobaleno non sussiste soltanto il collegamento terra - cielo, ma subentra l’allegoria delle due scale, poiché attraverso l’arcobaleno si estrinseca anche la doppia via della salita e della discesa.

Dal ponte, poi, si può ammirare il fluire del fiume: allegoria del fluire del tempo, delle civiltà, della stessa vita umana. Ed ecco affiorare il concetto del viaggio…Intrigante è il concetto del ponte – arcobaleno. Baleno, il padre degli Dei liguri, era il signore dell’arcobaleno, tant’è che arcobaleno significa etimologicamente “l’arco di Baleno”!

Nella mitologia nordica il ponte di Byfrost viene inequivocabilmente identificato con l’arcobaleno. I Greci abbinavano l’arcobaleno al velo di Iris, nota in seguito come Iride, la messaggera degli Dei, identificata con lo stesso arcobaleno: la vera intermediaria tra cielo e terra.

Tralasciando le favole delle pignatte d’oro alla base dell’arcobaleno, impossibili da identificare, l’arcobaleno allude a correnti cosmiche. E’ il mezzo del loro incontro e scambio tra cielo e terra.



Il simbolismo dell’arcobaleno è complesso e variegato. Omero ci riferisce che l’arcobaleno era scolpito sulla corazza di Agamennone ed era sintetizzato in tre serpenti azzurri a “imitazione dell’arco di Iride”. In merito al serpente è perlomeno curioso notare che nell’ottica esoterica il “serpente celeste” ha una somiglianza con il “serpente verde” del noto racconto simbolico di Goethe: un serpente che si trasforma in ponte e in seguito si frammenta in gemme. L’allusione all’arcobaleno in questo caso è palese, com’è palese la tradizione nordica, scandinava, che l’alimenta.

Il serpente che si morde la corda, l’uroboro, è una potente allusione alle “correnti cosmiche” tra terra e cielo, in questo caso non più verticali, ma circolari: concetto molto più profondo del “verticalismo”. Una simile ottica prefigura anche un simbolico ponte – arcobaleno sotterraneo.
Johann Wolfgang von Goethe fu un grande maestro d’esoterismo; basti considerare a riguardo la leggenda di Faust.


Per certi versi, tra il ponte “rettilineo” e il ponte ad arco sussiste identica differenza riscontrabile tra “scala verticale” e scala a spirale.