TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 4 novembre 2013

Viaggio al termine della notte in una Berlino senz'anima. Oh Boy di Jan Ole Gerstein.



Un film interessante (sicuramente da vedere), girato in una Berlino anonima e triste, che ci ha ricordato il cinema francese degli anni Sessanta. Un bianco e nero pulitissimo ed essenziale per raccontare il viaggio al termine della notte di un giovane senza prospettive e senza sogni in un mondo che ha perso ogni senso, dove neppure più l'amore rappresenta una consolazione.

Roberto Nepoti

Commedia amara di un antieroe che vaga senza meta

Oh Boy, un caffè a Berlino.




La giornata particolare di Niko Fischer, ventenne berlinese che, dopo la rottura mattutina con la fidanzata, si aggira per la città all’inutile ricerca di una tazza di caffè.

Troverà altro: uno psicologo che gli sospende la patente (per aver guidato con alcol nel sangue); il padre che gli taglia i viveri (Niko ha lasciato gli studi senza avvertire); un nuovo vicino di casa (il giovane ha appena traslocato) infelice; una ex compagna di scuola traumatizzata; un vecchio cresciuto a Berlino ai tempi di Hitler.

Pluripremiato agli “oscar” tedeschi, i German Film Award, un debutto assai interessante in forma di commedia amara che ricorda i film della Nouvelle Vague francese. Se da allora è passato mezzo secolo, anche qui il protagonista è un antieroe che se ne va a zonzo senza meta, gli avvenimenti hanno legami (programmaticamente) deboli, le scene sono fotografate in (un bel) bianco e nero.

Ma la cosa che più colpisce è un’altra: come e più dei personaggi dei primi film di Truffaut o di Godard, Niko è l’emblema di una generazione totalmente alla deriva e che pare condannata al nichilismo.


(Da: La Repubblica del 24 ottobre 2013)