TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 27 novembre 2013

Lapidazione delle adultere, questa la "democrazia" che l'Italia difende a Kabul



Frustate a chi fa sesso extraconiugale e lapidazione delle adultere, questa la “democrazia” che difendiamo a peso d'oro in Afghanistan mentre l'Italia sta andando in rovina.

Michele Farina

Lapidazione pubblica Kabul la ripropone


Giovani maschi nella yogurteria chic appena aperta a Kabul, ragazze al piano di sotto con le famiglie: cartoline dall’Afghanistan della mancata parità tra i sessi. Parità che al ministero della Giustizia afghano stanno pensando di promuovere a modo loro. Aggiornando, si fa per dire, il codice penale. Per il reato di adulterio, la cosa migliore sarebbe lapidare i «colpevoli» sulla pubblica piazza: uomini e donne.

Dopo la denuncia di Human Rights Watch, l’ha confermato al Wall Street Journal il direttore dell’ufficio legislativo del ministero, Abdul Raouf Brahawee: il gruppo che lavora alla riforma della giustizia sta valutando la reintroduzione della pena di morte per lapidazione tanto amata dai talebani. «Non c’è niente di strano - dice Brahawee - Lo prevede la Sharia». Detto, quasi fatto: «Non siamo soddisfatti dalla bozza di legge», precisa il direttore. Così l’Afghanistan corre verso il fatidico 2014 (ritiro completo degli stranieri) guardando indietro.

«La lapidazione ha un grande significato simbolico in questo Paese: è quasi il marchio di fabbrica del regime talebano» dice al Wsj Heather Barr di Human Rights Watch. E non è l’unico segnale di ritorno al passato: la proposta, sostiene Barr, si inquadra in un più vasto piano per «ritirare» i diritti delle donne salvaguardati (sulla carta) dalla Costituzione. Piano che comprende una recente iniziativa legislativa per diluire in Parlamento la legge sulle violenze di genere. Il prossimo aprile ci saranno cruciali elezioni presidenziali. Pensare a questo piano come a una manovra elettoralistica per conquistare voti non consola, anzi fa ancora più paura.

Nelle campagne i costumi non sono cambiati di molto da quando quindici anni fa governavano i talebani. La nostalgia della lapidazione non viene da imam o capi villaggio nelle province più conservatrici, arriva da tranquilli funzionari incravattati al ministero i cui rampolli, la sera, magari affollano i locali occidentali e vanno da Strikers a giocare a bowling. Qualcuno lo dica ai ragazzi e alle ragazze di Kabul che, complici i social network, si danno appuntamento e flirtano da Blue Flame: oltre alle pietre unisex per gli adulteri, la legge allo studio prevede altri rimedi taleban style .

Come una dose di frustate (in pubblico) per i single (uomini e donne) che faranno sesso fuori dal matrimonio. Diversi osservatori occidentali a Kabul minimizzano: le autorità si sono impegnate a salvaguardare i diritti umani, se non vogliono perdere gli aiuti economici dall’estero non potranno promuovere il ritorno all’età delle pietre.

(Da: Il Corriere della Sera del 27 novembre 2013)