TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 14 novembre 2013

Giulio Giorello, L’ultima rapina di Jesse James



Continuiamo la pubblicazione di Banditi, briganti, ribelli, guerriglieri. Questa volta parliamo di Jesse James, il fuorilegge del Missouri, appassionato di Shakespeare, che voleva vendicare il Sud confederato.

Giulio Giorello

L’ultima rapina di Jesse James

«La banca è in pericolo!», gridava il giovane Henry Wheeler per le strade di Northfield, Minnesota, il pomeriggio del 7 settembre 1876: dei banditi a cavallo terrorizzavano a revolverate i cittadini, mentre i complici «lavoravano» all’interno dell’edificio. Il capo della polizia si era nascosto in un cassone di granaglie, ma il suo predecessore, insieme a un uomo di colore di nome Ben Richardson, prendeva a sassate i rapinatori. Un certo Manning, titolare di un negozio di ferramenta, disse in seguito che aveva creduto, sulle prime, che i cavalieri «avessero ottenuto il permesso di sparare a salve per far pubblicità a uno spettacolo».

Nell’epopea western non è mai facile distinguere la fiction dalla realtà, per gli stessi protagonisti. Ma presto i buoni cittadini passarono al fucile, come fecero gli stessi Manning e Wheeler, quest’ultimo — studente di medicina — animato anche dal desiderio di procurarsi qualche cadavere senza ricorrere agli svaligiatori di tombe che abitualmente rifornivano dottori e allievi. Di un fuorilegge caduto si sarebbe tenuto lo scheletro nello studiolo: cosa non si fa per la scienza!



I rapinatori dentro la banca maltrattavano il contabile Joseph Lee Heywood perché aprisse la cassa, controllata però da un congegno di sicurezza a tempo; non si erano accorti che il meccanismo non era in funzione. Si trovavano così di fronte al paradosso di «aprire una cassaforte che era già aperta». Infine, con solo pochi spiccioli nel sacco, uscirono ad affrontare le fucilate dei cittadini inferociti, e l’ultimo (cui è stato impossibile dare un nome) piantò una pallottola nel cranio del contabile.

Fu l’inizio della fine per la banda dei «truci missouriani», che si erano schierati per il Sud nella guerra civile e volevano «vendicare i torti» della sconfitta Confederazione: tra loro c’erano i tre impetuosi fratelli Younger e i più scaltri e freddi Frank e Jesse James, autori di una miriade di imprese criminali. Ogni anno Northfield mette in scena, in memoria di Heywoood, la disfatta dei fuorilegge. E Sean McLachlan, archeologo passato alla narrativa, racconta ora in un bel libro la microstoria dell’Ultima cavalcata della banda James-Younger. Il fallimento portò alla dissoluzione dell’alleanza tra gli Younger e i James, consumatasi tra reciproche recriminazioni e colte citazioni dal Libro di Giobbe e dalle tragedie di Shakespeare, com’era caro a Jesse.

Catturato e scontata la pena, Cole — il più duro degli Younger — doveva dichiarare che tutto era nato dalla guerra civile (1861-1865), in realtà «solo una serie di omicidi da una parte e dall’altra».
Invece, i due James erano riusciti a far perdere le tracce. Ossessionato dal pericolo di «trovare un Giuda» in ogni nuova recluta, ma deciso a non arrendersi, Jesse «l’imprendibile», nato nel 1847 (Frank era del 1843), venne ucciso a tradimento il 3 aprile 1882, per un pugno di dollari, dal «codardo» Robert Ford (come recita il titolo del film del 2007 di Andrew Dominik, con Brad Pitt nei panni del fuorilegge), in una casa del Missouri dove si nascondeva sotto falsa identità.



Finiva così «l’ultimo ribelle della Confederazione » (come lo ha chiamato lo storico T. J. Stiles), perduto nel suo sogno di far nascere una nuova guerriglia contro il Nord invasore. C’era in lui «un misterioso spirito maligno», che affascinava persino coloro che lo combattevano: «Un ribelle a ogni vincolo e a ogni classificazione».

Sono parole di James Horan che, pur servendosi dei dossier di coloro che hanno dato la caccia ai Desperados (come suona il titolo del suo libro), non riesce a celare una certa ammirazione per Jesse James. «È come se si dicesse che in una certa foresta è cresciuta una razza di cervi migliori perché in mezzo a loro è capitato anche un feroce giaguaro»: altrettanto paradossalmente, quel brigante, «rivelando la corruttela di certi rappresentanti della legge e la viltà di altri», ha fatto emergere la «forza della legge che un giorno l’avrebbe annientato».


http://lettura.corriere.it/banditi-briganti-ribelli-e-guerriglieri/