TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 18 novembre 2013

Friulani, ma non leghisti. Zoran, il mio nipote scemo. Un film da vedere



Ci sono film che si vorrebbe non finissero, tanto riescono a prendere lo spettatore. E' quello che ci è successo con Zoran, un piccolo grande film che dimostra come anche con poco si possa fare cinema serio. Naturalmente se si hanno idee e la capacità di realizzarle.


Chiara Ugolini

"Zoran", tutti insieme davanti a un bicchiere

Uova sode, salame e prosciutto tagliato sul momento, formaggi e mostarde e fiumi di vino. E poi i tiro a segno con le freccette. A due passi dal Palazzo del Cinema c'è Casa Zoran, nei giardini di una villetta del Lido è stata ricostruita un'osmiza, tipica trattoria dell'altipiano del Carso. In questi giorni ha registrato un boom di iscrizioni il torneo di freccette, organizzato per giocare proprio come fanno i protagonisti di Zoran, il mio nipote scemo, presentato alla Settimana della critica. Un successo la proiezione oggi al Lido: durante il film risate e applausi e, alla fine, un'ovazione di dieci minuti. E a Casa Zoran sono arrivati a festeggiare il regista e il cast del film.

"Nella cultura rurale della mia regione l'osmiza è il luogo principale di aggregazione, più del bar, perché somiglia a una casa - spiega Giuseppe Battiston, protagonista del film che segna l'esordio di Matteo Oleotto - è una specie di agriturismo del Settecento, quando l'imperatore austro-ungarico concesse ai contadini di vendere in proprio i prodotti della loro terra per otto giorni di fila. Si vende da bere e da mangiare e quando finisce il vino, si chiude".

Con Zoran Oleotto racconta la sua terra, il Friuli Venezia Giulia, attraverso il personaggio di Paolo Bressan (Battiston), un uomo cinico, egoista e bugiardo che trascorre le sue giornate all'osteria di Gustino. La sua vita subirà un repentino cambiamento quando la morte di una vecchia parente slovena lo costringerà ad accudire, per qualche giorno, un quindicenne occhialuto e sloveno di nome Zoran (Rok Prasnikar) che parla forbito e ha una peculiarità: è un asso al gioco delle freccette. Il che significa possibili guadagni. E così Paolo decide di sfruttare questa abilità e di iscriverlo a un torneo internazionale. Nel frattempo tra i due scatta una profonda amicizia.



"Avevamo ben chiare le tipologie umane che volevamo descrivere - racconta il regista - personaggi come Paolo sono piuttosto diffusi nella realtà rurale del Nord-Est. C'è sempre un elemento all'interno della comunità che cerca di farsi notare". Paolo, aggiunge Battiston, "è una figura reale, che fa ridere per la sua pochezza, è un uomo solo ma non ama la solitudine''.

Zoran è una film divertente che l'attore definisce ''una commedia cupa che non ci fa ridere per un'ora e mezza, non era questo il nostro intento, volevamo semplicemente raccontare personaggi veri in situazione verosimili''. E a chi sperava che il film fosse più brillante, risponde il regista: "Non conoscete il Friuli, da noi piove sempre e si finisce per chiudersi in osteria a bere, cantare, giocare a dama e tirare di freccette".


(Da: La Repubblica del 3 settembre 2013)