TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 16 novembre 2013

Alba: Pinot non abita più qui. Esercizi di psicogeometria



L'ultima volta che siamo stati ad Alba siamo tornati a cercare la casa di Pinot Gallizio di cui conservavamo un ricordo felice di scalette e corridoi, di stanze dalle antiche volte e di sotterranei con le pareti macchiate di colore (era un vecchio, affascinante e misterioso convento del Seicento). Abbiamo trovato un residence anonimo e banale, senza anima e vita. E' triste, ma Pinot non abita più qui, in questa città di vetrine lussuose che non ha più niente a che fare neppure con Beppe Fenoglio. Resta però la sua arte a parlarci di lui, a raccontarci di un uomo che non ha mai smesso di sognare.

Giovanni Giuliano

Pinot Gallizio. Esercizi di psico-geometria

Il Palazzo della Banca d’Alba, già sede dell’eccezionale esposizione dedicata al Martirio di San Lorenzo di Tiziano Vecellio, si apre nuovamente all’arte e ospita dal 16 novembre al 9 febbraio la retrospettiva, a cura di Martina Corgnati, “Pinot Gallizio. Esercizi di psico-geometria” organizzata dal Comune di Alba in collaborazione con Banca d’Alba e l’Archivio Gallizio diretto da Liliana Dematteis.

La mostra, attentamente selezionata, riporta Gallizio nella sua città, dopo la memorabile esposizione L’uomo, l’artista e la città,allestita dalla Fondazione Ferrero nel 2000, e dopo la grande mostra dedicata alla pittura industriale allestita nella primavera 2012 nella chiesa di San Domenico, dove si vide per la prima volta il Rotolo di pittura industriale lungo 74 metri realizzato nel 1958.

Oggi invece si vogliono presentare alcune opere inedite di grande respiro e significato artistico che sono state raramente o mai esposte al pubblico e che sono rimaste gelosamente custodite nelle stesse collezioni private da molti decenni, in parte addirittura dagli ultimi anni di vita dell’artista.

Occasione della mostra è commemorare il cinquantenario della scomparsa di Gallizio, avvenuta ad Alba il 13 febbraio 1964, e segnalare all’attenzione del pubblico e del mondo dell’arte lo sforzo che il Comune di Alba sta facendo per acquisire, tramite una sottoscrizione, l’opera Il Lichene Spregiudicato, riferibile al maggio 1961 e fra i dipinti più significativi del “periodo danese” e, più in generale, della tecnica pittorico-espressiva da lui stesso definita “psico-geometria”.

Il lichene spregiudicato




















L’opera, attualmente in comodato d’uso al Comune di Alba ed esposta nella sala consiliare del Palazzo comunale, appartiene alla Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero onlus, il cui curatore fallimentare ha manifestato al Comune la volontà di recuperarla quanto prima per alienarla attraverso i circuiti del mercato dell’arte. Urgente quindi il tentativo di intervenire affinché questo prezioso dipinto non vada disperso e resti nella città in cui Gallizio l’aveva realizzata.

Oltre al Lichene Spregiudicato, saranno proposte in mostra alcune opere riferibili allo stesso periodo che vede la nascita del Lichene,caratteristiche del momento in cui Gallizio, espulso dall’Internazionale Situazionista, ha terminato il suo primo ciclo fantastico narrativo intitolato La Gibigianna, e sta lavorando al secondo, La storia di Ipotenusa. È questa una fase ricca di mostre internazionali e di contatti importanti, fra cui spicca quello con la critica Carla Lonzi, la cui vicinanza accompagna questi anni fra i più creativi e liberi della breve ma folgorante parabola di Gallizio.

Fra i dipinti esposti, Le Luminarie, La cravatta rossa, Il castello disincantato, Bossea, la nuit, L’apres midi d’un rêve, Il cielo dei Liguri, La fine dell’incanto, La luce proibita, tutti del 1961, e L’insolito dalla luce verde del 1962.

Il cielo dei liguri




















Conclude la rassegna il documentario dedicato a Gallizio, curato da Carla Lonzi e realizzato dalla RAI per la regia di Maurizio Corgnati alla fine dell’estate 1963, L’uomo di Alba.

L’inaugurazione della mostra “Pinot Gallizio. Esercizi di psico-geometria” si terrà sabato 16 novembre, alle ore 17:30. L’opera “Il lichene spregiudicato” sarà accolta sotto i portici del Palazzo comunale di piazza Risorgimento 1 e accompagnata alla sede espositiva del vicino Palazzo Banca d’Alba.

In occasione della retrospettiva sono a disposizione per l’acquisto il catalogo al costo di 2 Euro e le confezioni di matite colorate create appositamente per la mostra al costo di 5 Euro. L’incasso derivato dalla vendita e le offerte libere saranno interamente devolute per l’acquisto collettivo del Lichene Spregiudicato di Pinot Gallizio a favore della Città di Alba.

Pinot (Giuseppe) Gallizio nasce ad Alba nel 1902. E’ stato membro fondatore dell’Internazionale Situazionista e inventore della Pittura Industriale. Dopo la laurea in Chimica e Farmacia e i decenni dedicati alla gestione della propria farmacia ad Alba e alla produzione di erbe medicinali ed aromatiche, oggetto anche di un corso alla facoltà di Agraria di Torino, Gallizio, che durante la Guerra aveva attivamente partecipato alla Resistenza nella Divisione Alpi e faceva parte del CLN, scopre l’arte grazie all’incontro con Piero Simondo nel 1952. i suoi primi esperimenti di “pittura” risalgono all’anno successivo. Ad Albisola nel 1955 incontra Asger Jorn con cui fonda ad Alba il “Primo laboratorio sperimentale per una Bauhaus Immaginista” ed organizza, nel 1956, il “Primo congresso mondiale degli artisti liberi” cui partecipano fra l’altro Enrico Baj, Etore Sottsass, Constant e altri esponenti delle avanguardie nucleari e informali, accompagnato dalla prima mostra del Laboratorio sperimentale di Alba.

Cosio d'Arroscia, nasce l'Internazionale Situazionista















L’anno successivo a Cosio d’Arroscia partecipa alla fondazione dell’Internazionale Situazionista insieme a Guy Debord, Michèle Bernstein, Asger Jorn, Walter Olmo, Piero Simondo, Elena Verrone, Ralph Rumney e altri. Incomincia la produzione sperimentale della Pittura Industriale con la collaborazione del figlio Giors Melanotte, che viene esposta per la prima volta nel 1958 alla Galleria Notizie di Torino.

Esposizioni, conferenze ed iniziative si susseguono ad un ritmo febbrile: la più significativa è quella alla Galerie Drouin di Parigi della Caverna dell’Antimateria, un intero ambiente rivestito di pittura compreso soffitto e pavimento, uno dei primi “ambienti” in assoluto realizzati da un artista dopo gli Ambienti spaziali di Lucio Fontana.

Nel 1960 Gallizio è espulso “pacificamente” dall’Internazionale Situazionista, che viene assumendo una connotazione sempre più politica e meno artistica: da questo momento egli è solamente e intensamente “artista” in contatto con le correnti e le tendenze più vitali e innovative del suo tempo: tiene una personale allo Stedelijk Museum di Amsterdam, alla Galerie Birch di Copenhagen (1961), alla Galerie van de Loo di Monaco di Baviera (1962), dove presenta la Gibigianna, e altrove.
Nel 1962 prepara il piccolo ciclo delle Notti, tre tele di grandi dimensioni una delle quali realizzata con un cappuccio nero calato sugli occhi in modo da non controllare quello che faceva; all’inizio dell’anno successivo gli viene dedicata una personale all’International Center for Aesthetic Research diretto a Torino da Michel Tapié, partecipa alla mostra dell’Informale in Italia curata da Maurizio Calvesi a Livorno ed elabora l’ultimo ciclo di opere intensamente materiche, Oggetti e spazi per un mondo peggiore.

Casa Gallizio. Sullo sfondo "L'anticamera della morte"
















Alla fine del 1963, la sua produzione vira bruscamente verso quadri-oggetto dall’unico colore nero. Convinto di essere prossimo alla fine, durante l’inverno dipinge di nero tutti i mobili ed oggetti presenti nel suo studio: il risultato è una drammatica installazione intitolata L’anticamera della morte. Gallizio muore effettivamente d’infarto il 13 febbraio 1964, pochi giorni dopo aver ricevuto l’invito di Maurizio Calvesi per la successiva Biennale di Venezia che diventa la prima mostra postuma. Oggi, a cinquant’anni di distanza dalla sua scomparsa, Gallizio è considerato uno degli artisti europei più importanti del Secondo Dopoguerra.

Martina Corgnati (Torino, 1963) è storica dell’arte e curatrice, docente titolare di Storia dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino e direttore del Dipartimento Arti Visive della Fondazione Horcynus Orca di Messina. Nel corso degli anni, ha curato decine di mostre dedicate a molti esponenti e movimenti delle neo-avanguardie italiane degli anni Cinquanta e Sessanta, fra cui Enrico Baj, Gillo Dorfles, Lucio del Pezzo, Giancarlo Sangregorio, il Movimento Nucleare, il Movimento Spaziale, il MAC e altri. Ha recentemente co-curato l’epistolario di Meret Oppenheim, Worte nicht in giftige Buchstaben einwickeln (Scheidegger & Spiess Verlag, Zurigo). Di Meret Oppenheim, una delle figure più carismatiche ed importanti del Novecento, ha in preparazione la prima biografia analitica.

Pittura industriale. Forse non è arte -dirà, Pinot- ma di sicuro è puro cotone

























Di Gallizio ha scritto la monografia Pinot Gallizio (Edizioni Essegi, 1992), curando la mostra relativa alla Rocca di Umbertine (Perugia) e ha co-curato, insieme a Francesco Poli, la mostra Pinot Gallizio nell’Europa dei Dissimmentrici alla Promotrice delle Belle Arti di Torino (1992-1993- catalogo Mazzotta).

Fra i suoi interessi principali il lavoro delle donne artiste nel Novecento e le culture artistiche nel mondo mediterraneo, di cui è considerata una delle massime esperte in Italia.


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