TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 15 febbraio 2010

Vescovi, Magistrati e Logge nella Liguria del Settecento



Sulla scia del successo dei romanzi di Dan Brown, Templari e Massoneria sono oggetto di un crescente interesse soprattutto fra i giovani. Anche senza ricorrere ad effetti romanzeschi, è una storia affascinante, come dimostra questo articolo con cui Giuseppe Carli inizia a collaborare a Vento largo.


Giuseppe Carli

Vescovi, Magistrati e Logge nel primo Settecento ligure


Nel 1717 nasceva la Gran Loggia d'Inghilterra,madre della Massoneria moderna. Immediatamente le idee massoniche si diffusero in tutta Europa e l'Italia non fece certo eccezione.
Frequenti furono nei primi tre decenni del XVIII secolo i contatti tra i più vivi ambienti della cultura e della società civile italiana ed esponenti anche di primissimo piano della Libera Muratoria inglese. Nel giro di pochi anni, dal 1724 al 1729, soggiornarono in Italia personaggi del calibro del duca di Wharton, ex Gran Maestro della Gran Loggia di Londra, del cavalier de Ramsey, creatore degli alti gradi, e di Thomas Howard, duca di Norfolk e nuovo capo dei massoni inglesi.
E' molto probabile, ed alcuni storici soprattutto di area tedesca ne fanno cenno, che proprio da questi contatti prendessero vita in numerose città fra cui Genova le prime logge italiane.
Per avere notizie certe e documentate sulla Libera Muratoria in Liguria dobbiamo tuttavia attendere fino al 1747, quando il 25 maggio Pier Maria Giustiniani, vescovo di Ventimiglia, in una lunga pastorale diretta ai fedeli della sua diocesi lamenta con termini accorati che “in un luogo non molto lontano da noi, nel venerdì della prima settimana di quaresima nelle logge dei Francs Maçons si mangiò da tutti i congregati carne in un solenne convito”. (1)
Questa notizia che attesterebbe la presenza di una o più logge massoniche operanti nell'estremo Ponente ligure già nella prima metà del Settecento, trova una ulteriore conferma nelle dichiarazioni rilasciate nove anni più tardi dinanzi al tribunale dell'Inquisizione di Milano dal capitano austriaco Beniamin Obbel. L'ufficiale, messo sotto inchiesta per la sua appartenenza alla Massoneria, dichiarò in quell'occasione ai giudici che lo interrogavano di essere stato iniziato nell'anno 1745 a Novi Ligure in una loggia composta da militari delle truppe austriache di stanza nella piazzaforte piemontese e di avere successivamente partecipato ai lavori di una loggia a Bordighera, la stessa con tutta probabilità a cui si riferiva la pastorale del vescovo di Ventimiglia.
Pochi anni più tardi, nel 1752, tocca al vescovo di Sarzana il compito di denunciare, con toni più politici che religiosi, i pericoli derivanti per la società del diffondersi di una società perniciosa come quella dei liberi muratori, dedita al sovvertimento dell'ordine costituito allo scopo di “sottrarre il genere umano alla dipendenza dal Principe e dal Sacerdozio” (2)






Parole destinate anche questa volta a restare inascoltate se, all'incirca in questo periodo, almeno due logge lavorano con buon successo a far proseliti negli ambienti intellettuali della stessa Genova, come si evince con certezza dagli stessi Atti ufficiali del governo della Repubblica oligarchica ligure. Accadde, infatti, che la magistratura genovese, preoccupata dal diffondersi degli ideali di libertà e fratellanza professati dai massoni, si occupasse con una allarmata solerzia del moltiplicarsi delle logge in città. Dagli esiti dell'inchiesta veniamo così a conoscenza dell'attività di due logge, probabilmente istituite da ufficiali delle truppe francesi accorse in aiuto della Repubblica durante la guerra di successione austriaca. Al termine dell'inchiesta gli inquirenti decretarono la proibizione sul territorio della repubblica di ogni attività massonica, le logge genovesi furono chiuse dalla polizia e numerosi cittadini stranieri furono espulsi dalla città.
In quel periodo qualcosa doveva muoversi anche a Savona, almeno secondo una nota del Leti (uno dei principali studiosi dell'attività della Massoneria nel Risorgimento) in cui si accenna alla costituzione di un Gran Capitolo di Lombardia a cui avrebbe fra l'altro aderito anche una loggia savonese. (3) L'affermazione non è sostenuta da alcun documento, né ci risultano esistere altrove altre attestazioni di una tale presenza che tuttavia, sulla base di un ragionamento più complessivo che per motivi di spazio non riportiamo, non ci appare cosa improbabile.
I tempi stavano comunque rapidamente cambiando e le idee di libertà, fratellanza e tolleranza trovavano sempre nuovi seguaci all'interno degli ambienti intellettuali anche in una realtà chiusa come quella ligure di metà Settecento. Prova ne fu il fallimento nel1762 di una nuova inchiesta penale contro “l'Unione dei Franchi Muratori” a Genova. Lanciata con clamore, nonostante una pesante intromissione delle autorità ecclesiastiche che pretendevano la consegna dei massoni in quanto eretici al tribunale dell'Inquisizione, l'inchiesta si risolse in un nulla di fatto. Le sanzioni risultarono minime e il processo si chiuse con un sostanziale proscioglimento degli imputati.
Con ogni evidenza nel decennio intercorso fra i due processi la Libera Muratoria aveva saputo radicarsi a fondo nella società ligure, tanto da risultare ormai inestirpabile.

1) C. Francovich, Storia della Massoneria in Italia dalle origini alla rivoluzione francese, Firenze 1974, p. 117
2) Ivi, p. 164
3) G. Leti, Carboneria e Massoneria nel Risorgimento italiano, Genova 1924, p. 42