TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 7 dicembre 2009

Albisola e Jorn







Nel 1988 il Comune di Albisola Marina dedicava una grande mostra a Asger Jorn che nella cittadina aveva vissuto e lavorato dal 1954 in avanti. Dal bel catalogo pubblicato in quell'occasione e praticamente ormai introvabile, riprendiamo l'introduzione di Giuseppe Ciarlo, sindaco di Albissola Marina dal 1949 al 1965 e instancabile animatore della vita culturale e artistica di quel periodo (a lui si deve la realizzazione della “Passeggiata degli Artisti”).

Albisola e Jorn

Giuseppe Ciarlo


Il primo impatto di Jorn con Albisola fu quanto mai drammatico. Le sue condizioni economiche erano così disastrose che egli fu costretto ad accamparsi tra gli ulivi di Grana e a vivere con la numerosa famiglia sotto una tenda, sotto la pioggia, in una primavera quella del 1954, che sembrava voler sottolineare più l'eccezione che la regola.

Questa cruda manifestazione della tenacia di un artista disposto a lottare così duramente per la propria arte conquistò e commosse gli albisolesi. Da quel momento si radicò in tutti una profonda simpatia nei confronti dello sconosciuto artista nordico, della sua famiglia e dei suoi bambini e si diffusero per il paese varie forme di spontanea partecipazione alla sua sorte.

Tutta la famiglia venne intanto sistemata al riparo in un fondo di via Isola. Fu lì che il danese cominciò a venire a contatto con la popolazione: artigiani, fornaciari, pescatori, bottegai, tornianti, operai, contadini, gente di mare, gente di terra; un'umanità operosa, asciutta e concreta, ricca d'anima sotto una crosta rude. Questa gente forse non sempre capiva l'arte, ma capiva e fraternizzava con gli artisti. Il loro fu un incontro facile, fra gente che conosce la durezza dell'esistenza e si comprende senza troppi discorsi.

Jorn si inserì immediatamente in questo ambiente, con naturalezza, come se fosse cresciuto tra di loro, in una grande, unica famiglia. Era un uomo di estrema semplicità e modestia, dai sentimenti aperti e schietti: portava dentro di sé una grande invisibile ricchezza, come una miniera aperta, dalla quale ognuno può estrarre sempre qualcosa di prezioso. Per questo tutti erano pronti a porgergli una mano quando ne aveva bisogno, quando si assentava, per esempio, anche per lunghi periodi, lasciando alla cura degli albisolesi la propria famiglia.

Jorn frequentò quasi subito la fabbrica di Tullio Mazzotti, ove venne a contatto con Lucio Fontana, Aligi Sassu, Agenore Fabbri, Emilio Scanavino, Sergio Dangelo, che avevano dentro un fuoco anche più travolgente di quello dei forni. Egli ne fu entusiasta. Forse da questo entusiasmo nacque il progetto degli Incontri Internazionali della ceramica e il desiderio di far venire a Albisola anche i suoi amici Matta, Corneille e Appell. (…)

Fu così che, migliorate le sue condizioni economiche con i primi successi, propiziati anche da Fontana, Fabbri e Sassu e dal sostegno di Carlo Cardazzo, egli decise di acquistare ai Bruciati, un antico rustico, sepolto dai rovi, e incominciò a dedicare tutte le sue risorse e energie al suo riassestamento, compiendo tra l'altro un'opera straordinaria, come hanno messo in luce Guy Debord e Alberico Sala.

Ho avuto molte occasioni di incontro con Jorn. Oltre ai consueti ricevimenti annuali degli artisti in Comune, spesso andavo a trovarlo ai Bruciati. Con me parlava volentieri dei suoi progetti, che riguardavano sia la creazione di un Museo della ceramica, contemporanea e popolare, di cui aveva già raccolto un buon numero di opere, sia la trasformazione della grande cisterna nel suo Giardino in un centro per incontri e dibattiti, che avrebbe realizzato con la collaborazione dello scenografo Emanuele Luzzati. Mi aveva anche messo al corrente della sua intenzione di eseguire due grandi pannelli per la Passeggiata degli Artisti e del suo progetto per l'acquisto e il restauro di tutta la borgata dei Bruciati, per trasformarla in “Centro storico della vecchia Albisola”. (…)

Oltre ad amarlo subito, gli albisolesi si sono accorti assai presto anche della sua grande statura artistica e lo hanno accomunato, nell'affetto e nella stima, a Fontana, Fabbri e Sassu. A questo punto non poteva mancare anche il riconoscimento da parte del Consiglio Comunale di Albisola Mare, che con delibera del 29/12/1959 decideva di concedere ai quattro grandi Artisti la cittadinanza onoraria.

Albisola è stata presente nel pensiero di Jorn fino all'ultimo. Dalle sue lettere dirette dall'ospedale di Aarhus a Umberto Gambetta traspare in modo commovente un unico, insistito, ardente desiderio: quello di poter ritornare nella sua casa di Albisola, Vi ritornerà, infatti, verso la fine di marzo del 1973, ma per poco, poiché le sue condizioni peggiorano precipitosamente e purtroppo fatalmente.

E' del 23 marzo 1973 anche la dichiarazione di donazione delle sue proprietà albisolesi – casa, studio, giardino e opere d'arte – al Comune di Albisola Mare, perché diventino un Museo e un Centro di incontro di idee, secondo il suo antico progetto. Con questo ultimo atto di volontà Jorn ha voluto esprimere la propria riconoscenza verso gli albisolesi, ma ha anche inteso legare il proprio nome ad Albisola per continuare a essere presente e vivo tra la gente che lo aveva amato.

(Tratto da: Jorn e Albisola, dalla ceramica alla scultura, a cura di Franco Tiglio, Comune di Albissola Marina, 1988, pp. 9-10)